Mi sono fatta un
regalo di compleanno e sono andata a tagliare i capelli. Un bel taglio netto e
corto, per provare a cambiare almeno un pò.
“Domani sono
quarantacinque” ho detto davanti allo specchio dalla parrucchiera.
Lei ha sorriso in
silenzio.Quarantacinque compleanni. Maròn.
"Ti senti cambiata?" mi chiede. Uhmm..non lo so.
A 45 sono sempre la
solita, non so stare zitta manco se mi annodano le corde vocali, cosa che alle
volte mi procura qualche problema con la diplomazia. Come quella volta ad otto
anni con la mia maestra che non voleva una bambina con la Sindrome di Down in
classe,quando gli ho dato pubblicamente della cretina. Ancora adesso trovo di aver fatto la cosa giusta, considerato che aveva
dato della bambina deficiente alla mia compagna di banco. Lei, L. mi ha
insegnato che la diversità esiste ma non è mai un ostacolo, così come tante
persone al mondo hanno gli occhi a mandorla.
E se a 45 anni non ho fatto mai carriera forse è anche per quello.
A 45 continuo a fare dieci cose contemporaneamente come quando ero
piccola, quando mi volevano mettere la maestra di sostegno perché questa smania
di fare tante cose assieme le preoccupava e pensavano avessi qualcosa che non
andava. Erano le maestre a non andare, ma lo capii solo molto tempo dopo. A 45
anni quell'episodio mi ha insegnato che bisogna sempre guardarsi dentro, e poi
guardare gli altri. Mai il contrario.
A diciannove anni ruppi con le mie migliori amiche di allora, anche
perché ho sempre creduto che l’allegria non debba mai venire da qualcosa di
artefatto. In tutti i sensi. Ho imparato molto presto a star lontana dalle euforie
chimiche degli anni 80/90, forse perché il paesaggio urbano intorno a me,
incastrata fra due quartieri popolari e popolosi, mi aveva mostrato l’altra
faccia dello sballo che somigliava drammaticamente ai primi film di
Romero. E a 45 la penso ancora allo stesso modo. Perchè la coerenza
comincia quando applichi ciò che predichi, sopratutto ora che Nipoti &
Figlio crescono e che hanno bisogno più di esempi che di parole.
A 45 anni ho
imparato che nella vita quando hai una grandissima certezza arriverà un uragano
emotivo che metterà tutto in discussione. Infatti a trentuno anni mi sono
sposata, ho fatto le valigie e sono andata a vivere con Marito a 1000 Km di distanza,
cambiando in un sol botto casa, amici, lavoro, città e clima. Ancora adesso è
stata la cosa più saggia che abbiamo mai fatto insieme. E a 45 mi sento
orgogliosa quando pronuncio la frase “la nostra famiglia”. Imperfetti, diversi,
ma uniti.
A trentatrè credevo
che far parte di una grande azienda mi facesse sentire una gran lavoratrice, un
tassello di qualcosa di grande, e contemporaneamente ho constatato che se
lavori con questa fissa presto o tardi realizzi che sei un minuscolo granello
nella grande spiaggia nel grafico degli utili. E sempre sarai qualcosa di
sacrificabile sull’altare dell’estremo profitto di una
multinazionale, poco importa il mazzo che ti sei fatta tu e tanti altri.
E impari anche duramente cosa vuol dire “delocalizzazione”.
A quaranta ho scelto
di reinventarmi cambiando di nuovo lavoro perché una madre lavoratrice, per
tante aziende operanti in Italia è come una vergine che batte il marciapiede.
Alla fine arrivata a 45 penso che reinventarsi senza svendersi, giorno
per giorno e per poter conciliare famiglia e gli affetti, compatibilmente con
“la grisi” sia la chiave di (s)volta.
Ho dovuto compiere
45 anni per prendere la saggia decisione di decimare dai miei affetti parte
della mia famiglia d’origine. Casata diversa la mia, riassumibile nel
concetto “cavatela da sola, fai quello che ti pare ma soprattutto non mettere
in imbarazzo il buon nome della famiglia”. Padre assente nella forma, ho avuto
la fortuna di un crocchio di nonni favolosi.
Perchè ci sono cose
perdonabili e altre no, e i vampiri emotivi sono ciò di cui non ho bisogno.
Dovevo farlo già da molto, ma come si dice, ogni cosa a suo tempo. Ho tenuto
gli affetti, quelli veri: il resto era solo zavorra da tanto tempo.
Ed eccomi qui, a 45 che ho tagliato i capelli corti. Sono cambiata?Senza
dubbio sì.
Perchè ho capito che
il mondo siamo noi e c’è un universo intero dentro ognuna, e se il mondo
sorride è perchè tu sorridi. Se sei sempre incazzata a prescindere con tutto e
tutti, e dai sempre le colpe a qualcun altro e qualcos’altro senza mai dire
"posso cominciare a partire da me" piangerai sempre sulle macerie di
quello che volevi costruire.
45 compiuti e mi
guardo: non vedo nulla di tutto ciò che ero vent’anni fa.
Ma ho 45 motivi per
essere felice, nel bene e nel male. E li vado a festeggiare: Nanni, pur se discutibile, su quello aveva ragione.
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