Non festeggio la festa della Donna perchè sono nata scettica.
Se mi dovete mettere una ricorrenza annuale per ricordarmi che ho le tette e un cervello (combinazione pericolosissima di questi tempi se anche solo possiedi una sola delle due cose) mi sembra una grandiosa perculata, altro che celebrare il femmineo.
Il contentino di un giorno all'anno come i Santi nel calendario, una specie di data in cui dar sfogo ai peggiori luoghi comuni e poi tornare nella rassicurante normalità fatta di nulla, pericolosamente simile alla realtà de La Notte del Giudizio.
Non festeggio la festa della donna perchè mi mette tristezza il lato commerciale: diritti e mimose che il 9 Marzo saranno nell'angolino dell'Iper agonizzanti col bollino del 50% di sconto.
Esattamente come succede alle rose rosse il 15 febbraio,agli addobbi di Natale il 27 dicembre e lo spumante al 2 gennaio.
Non festeggio la festa della donna perchè per anni il mio 8 Marzo sul lavoro è stato un delirio di messe in piega,vestitini leopardati, racconti dettagliati di strip maschili alla bocciofila e tristissime cene fra sole donne, le stesse che nel rimanente resto dell'anno ti giudicavano perchè non eri sposata e non avevi figli.
Non festeggio la Festa della Donna perchè alla miliardesima replica di "Ma oggi è la festa della donna perchè dobbiamo farle la festa?" mi sale il Dexter interiore e la voglia di annegare in una vasca di Lexotan.
Non festeggio la Festa della Donna perchè tutto il resto dell'anno cerco di educare un figlio maschio al fatto che entrambi abbiamo diritti e doveri e che nelle singole diversità siamo comunque tutti uguali e meritevoli di rispetto.
Non festeggio la Festa della Donna perchè non ho mai amato gli slogan, l'arroganza di certe prese di posizione che di femminista hanno solo un'etichetta e che sono esattamente un maschilismo più sussurrato. Così come nessun uomo ha diritto di trattare una donna come un essere inferiore nessuna donna ha diritto di dire ad una altra come essere DAVVERO una donna.
Non festeggio la Festa della Donna perchè sono occupata ad abbracciare L., figlia di una mia amica che da quando era piccola diceva "farò il poliziotto" e ora lo fa davvero, in barba a chi voleva per lei un destino già scritto di pannolini e cene da mettere in tavola alle 8 precise.
Per A., mia carissima amica dell'università che dopo aver girato mezzo mondo ha messo su famiglia ed è passata dal management alle pappe con estrema soddisfazione, sbattendosene di chi le diceva che era una traditrice e una voltagabbana perchè alla fine ha scelto solo cosa la rendeva davvero felice,che fosse o meno convenzionale come scelta.
E non festeggio la festa della Donna perchè in fondo la mimosa puzza.
E sono allergica al polline.
E lo strip maschile mi fa cagarissimo.Da sempre.
"Se vuoi davvero far sapere qualcosa, qualunque cosa, scrivilo sui muri." Riflessioni semiserie, appunti di viaggio, cose che vedo guardando il mondo da un oblò.
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mercoledì 8 marzo 2017
mercoledì 18 novembre 2015
Confuse e (In)Felici
Al bar vicino al lavoro c'è un tavolino intoccabile.
E' quello che raccoglie, feste comandate escluse, le ImpiegateItaliane. No, non sono le novelle Spice Girls nè il nuovo gruppo vincitore di X-Factor, anche perchè, se un factor vogliamo proprio trovarlo per descrivere le tapine in questione bisogna andare a pescare nelle ultime lettere dell'alfabeto.
Quando le osservo, nascosta fra il mio caffè e la gazzetta locale mi sento tanto Piero Angela che osserva la vita sociale del Paracco Striato Mutevole (non correte subito a cercare il bestiolo su Wikipedia, è l'equivalente del Sarchiapone. Un giorno se avrete voglia ve ne racconterò la genesi).
Di impiegate ne ho viste tante in più di un ventennio lavorativo, perchè anch'io lo ero, fra alti e bassi lavorativi.
Esemplari simili però mancavano al mio Animalario Umano. Prima di tutto va fatta un po’ di morfologia: di solito sono sempre in quattro, massimo cinque. La quinta è spesso assente perché “il cappuccino mi fa venire il cagotto!", e se contate il fatto che tutto il bar l’ha saputo da una sua spontanea ammissione avete già capito il tipo.
Dicevo…mettetevi comodi, immaginate di guardare SuperQuark e leggete con questo in sottofondo.
“Le ImpiegateItaliane sono un eterogeneo gruppo di forma umanoide femminile. Si distinguono dalle Impiegate Autentiche da vari fattori estetici e verbali. Per esempio, troverete la “Responsabile Acquisti con l’estero" che si esprime in un inglese che fa diventare Mr.Flanagan un docente di Oxford. Essa riesce non solo a cannare la pronuncia italiana ma pure a smembrare le lingue straniere, con termini dall’oscuro significato quali “baloon” (scritto come si legge), palchè (che starebbe per parquet) oppure smidran. Per la traduzione di quest’ultimo occorre il dizionario della lingua ostrogota.
Si muovono in gruppo e sono generalmente stanziali, infatti hanno adottato formalmente il tavolino a fianco della vetrata, posizione che permette un ottimo posto di osservazione sul chi porta fuori l’immondizia nel condominio di fronte e delle schiene dei Fumatori Solitari Incalliti, una specie di cui parleremo in una prossima puntata.
La principale caratteristica è il muoversi urlando in gruppo, e spicca su tutte la femmina Alfa, la capobranco.
Essa, detta anche Decibel e non vi dico il perché tanto siete perspicaci, si occupa di :
a)farci conoscere tutti i razzi & mazzi aziendali, compreso quante volte vanno in bagno i loro capi e sottoposti;
b) tutte le app gratuite utilissime che si possono scaricare, fra cui l’utilissimo come fare una fattura fake oppure come vedere la propria mano attraverso il telefono.
c) (la perla) raccontare per filo e per segno cosa ha fatto la sera prima col marito.Chiede sempre il caffè ristretto, che fa annegare in un mare di zucchero e latte ma si sospetta se lo faccia allungare con la grappa dal ragazzo al banco."
A questo punto il Pierone nazionale farebbe partire un filmato,ma siccome vi voglio bene vi lascio alla vostra immaginazione…..
Ecco, io davanti a tutto ciò mi chiedo solo una cosa: perché una si voglia davvero far del male. Cosa spinga una donna, magari anche simpatica sottosotto, a dover per forza far la figa sparando imbecillaggini. Ok, poi il mio momento serietà finisce e viene fuori il mio vero Io, quello cinico e un po’ carogno: ma lo penso solo io che se la proprietaria del bar si sgamasse che c’è pure un momento-varietà dietro ogni consumazione che pigliano queste, inizierebbe a farci pagare un supplemento?
E' quello che raccoglie, feste comandate escluse, le ImpiegateItaliane. No, non sono le novelle Spice Girls nè il nuovo gruppo vincitore di X-Factor, anche perchè, se un factor vogliamo proprio trovarlo per descrivere le tapine in questione bisogna andare a pescare nelle ultime lettere dell'alfabeto.
Quando le osservo, nascosta fra il mio caffè e la gazzetta locale mi sento tanto Piero Angela che osserva la vita sociale del Paracco Striato Mutevole (non correte subito a cercare il bestiolo su Wikipedia, è l'equivalente del Sarchiapone. Un giorno se avrete voglia ve ne racconterò la genesi).
Di impiegate ne ho viste tante in più di un ventennio lavorativo, perchè anch'io lo ero, fra alti e bassi lavorativi.
Esemplari simili però mancavano al mio Animalario Umano. Prima di tutto va fatta un po’ di morfologia: di solito sono sempre in quattro, massimo cinque. La quinta è spesso assente perché “il cappuccino mi fa venire il cagotto!", e se contate il fatto che tutto il bar l’ha saputo da una sua spontanea ammissione avete già capito il tipo.
Dicevo…mettetevi comodi, immaginate di guardare SuperQuark e leggete con questo in sottofondo.
“Le ImpiegateItaliane sono un eterogeneo gruppo di forma umanoide femminile. Si distinguono dalle Impiegate Autentiche da vari fattori estetici e verbali. Per esempio, troverete la “Responsabile Acquisti con l’estero" che si esprime in un inglese che fa diventare Mr.Flanagan un docente di Oxford. Essa riesce non solo a cannare la pronuncia italiana ma pure a smembrare le lingue straniere, con termini dall’oscuro significato quali “baloon” (scritto come si legge), palchè (che starebbe per parquet) oppure smidran. Per la traduzione di quest’ultimo occorre il dizionario della lingua ostrogota.
Si muovono in gruppo e sono generalmente stanziali, infatti hanno adottato formalmente il tavolino a fianco della vetrata, posizione che permette un ottimo posto di osservazione sul chi porta fuori l’immondizia nel condominio di fronte e delle schiene dei Fumatori Solitari Incalliti, una specie di cui parleremo in una prossima puntata.
La principale caratteristica è il muoversi urlando in gruppo, e spicca su tutte la femmina Alfa, la capobranco.
Essa, detta anche Decibel e non vi dico il perché tanto siete perspicaci, si occupa di :
a)farci conoscere tutti i razzi & mazzi aziendali, compreso quante volte vanno in bagno i loro capi e sottoposti;
b) tutte le app gratuite utilissime che si possono scaricare, fra cui l’utilissimo come fare una fattura fake oppure come vedere la propria mano attraverso il telefono.
c) (la perla) raccontare per filo e per segno cosa ha fatto la sera prima col marito.Chiede sempre il caffè ristretto, che fa annegare in un mare di zucchero e latte ma si sospetta se lo faccia allungare con la grappa dal ragazzo al banco."
A questo punto il Pierone nazionale farebbe partire un filmato,ma siccome vi voglio bene vi lascio alla vostra immaginazione…..
Ecco, io davanti a tutto ciò mi chiedo solo una cosa: perché una si voglia davvero far del male. Cosa spinga una donna, magari anche simpatica sottosotto, a dover per forza far la figa sparando imbecillaggini. Ok, poi il mio momento serietà finisce e viene fuori il mio vero Io, quello cinico e un po’ carogno: ma lo penso solo io che se la proprietaria del bar si sgamasse che c’è pure un momento-varietà dietro ogni consumazione che pigliano queste, inizierebbe a farci pagare un supplemento?
domenica 1 novembre 2015
La fiaba della buonanotte (ma della buonanotte ai suonatori,però)
Arriva Figlio gasato a palla “Mamma,
perché non provi a fare insieme a me il Giocofiaba?”
Faccia perplessa.
Il nano incalza ”Io comincio ad esempio, poi dò delle indicazioni e ognuno continua la fiaba come vuole”.
Cosa non fai per farli felici.
"Vabbè, dai..."
Figlio comincia…“Allora, c’era una volta un piccolo regno…” "ed io proseguo....."Ah, ecco...un piccolo regno, vicino alle colline mantovane. Esso era un piccolo
impero, il più piccino. Ci si viveva bene , tutto sommato. Ogni tanto una
carestia di lavoro colpiva ma poi ci si ritirava sù. Esso era anche chiamato Le Terre d’Altura altrimenti nominato dagli astanti
“Còstacazzodicollinanonsipigliamancolarai”.
"Boh...Vi regnavano Un Re e la sua Regina. .."
"...Ma in realtà essi erano solo reggenti in quanto il potere, quello vero lo
deteneva il loro erede, il principino Figlio I° il Nano detto l’Unicogenito, ed il
trittico delle Feline Lunatiche Dispotiche sue fide consigliere e magnatrici a
sbafo di crocchini. E pure se variopinto era un reame niente male."
“Un giorno accadde che la Regina…”
" …ricevette
una missiva dal suo fido messaggero Smartphone, il quale le rimembra il compleanno della
Regina Madrina detta la Tesora,sovrana del reame confinante, meglio conosciuto come la
landa del “’mmazza che nebbia” ma noto a tutti come “QuiInvecenonpigliamancoInternet’”.
”Mah... E così incominciò l’avventura per …”
”Mah... E così incominciò l’avventura per …”
".....trovare un dono degno di una sovrana appunto. Cosa tremendissima, in quanto
l’accoppiata "mazzo dè fiori cor profumo" aveva fatto il suo tempo. La
Regina Cris di ritorno dal Reame di
Schola, incontrò una fanciulla dall’aspetto apparentemente soave: essa era vittima di un
sortilegio detto “Elezione del rappresentante di classe”, che l’aveva
trasformata in una creatura metà donna e metà camionista sempre incazzato,
anatema lanciatole dal gruppo di MammeBarbie,le temutissime Streghe
SonoFiga-SonoBella-SòpureunpòFotomodella, adoratrici del Sacro Vuoto Cosmico dell testa e del Dio Spetteguless, che Crudelia DeMon in confronto pare
Madre Teresa di Calcutta.
Ma la saggia Regina Cris per combatterle aveva dalla sua la Fata
ScusaSempreBuona ed il Principe Oki, che abilmente l’aiutarono a schivare le
loro maledizioni e il mal di testa che viene subito dopo averle viste. Abbandonate al loro destino
i nostri eroi Regina e Principe decisero allora di intraprendere un viaggio
verso le distese di Regalandia, la terra di mezzo dello shopping, ove è
possibile trovare l’impossibile, dalla mutanda a vita alta al pantalone col cavallo basso, fino al calzino firmato
detto "del ronzino pitonato". Ma è in un improbabile negozio di
libercoli e stampati, piccolo e di nicchia che troveranno ciò che cercano e.....
“…Scusa, ma a me non sembra una fiaba..”
Ah, no?
“Mamma, rilassati!Il libro che hai scelto andrà benissimo per la zia.Non stressarti! E la prossima volta raccontamene una presa dal libro, che le tue fiabe sono troppo strane!”
“Mamma, rilassati!Il libro che hai scelto andrà benissimo per la zia.Non stressarti! E la prossima volta raccontamene una presa dal libro, che le tue fiabe sono troppo strane!”
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giovedì 27 agosto 2015
In itinere (Pendolarismi & c.)
"Long
road to ruin" cantavano i Foo Fighters…Nei miei funambolici lavori di precariato
totaleglobbbale mi è toccato (e mi toccherà ancora) fare la pendolare, come purtroppo è diventato uso e costume in questi ultimi anni.
Infatti non si capisce perché se abiti a Mantova le agenzie del lavoro ti offrono delle stupende opportunità lavorative
a Comacchio oppure a Torino. Una volta mi arrivò un’offerta per Castiglione
Cosentino (mai sentita fino ad allora).
Allora per disperazione facevo così:
quando il chilometraggio non era superiore ai 50 Km. accettavo. E’ stato così
per tanto tempo, a parte una parentesi di qualche anno quando il lavoro,
quello che davvero mi piaceva, lo avevo a 10 minuti da casa. Per un pochino ho provato
quell’ebbrezza, e mi considero fortunata perché in tanti non l’hanno mai
sperimentato.
Anzi, nel mio pendolarismo mi ritengo stra-fortunata, perchè non ho mai usato il treno per lavoro (aiutatemi a dire Trenitalia due palle, che una basta e avanza).
Ho
potuto comunque saggiare ben bene i problemi dei lavoratori itineranti tanto da stilare
la top-ten delle bercerie che ti possono capitare in locomozione verso il
lavoro.
Ora immaginate la voce di che sò, Pizza di Tutto Esaurito che vi legge questo:
“Numero dieci, amicciiiiiiii: il navigatore che vi fa perdere!"
Ora immaginate la voce di che sò, Pizza di Tutto Esaurito che vi legge questo:
“Numero dieci, amicciiiiiiii: il navigatore che vi fa perdere!"
Il nostro , ossia la diavoleria dataci in dotazione come regalo
da mio cognato è un utilissimo Tom Tom, che (giuro) ha la voce di Marco
Ranzani. L’ha messa su TurboBitMauro, amico di Marito. Per farvi capire il tipo sul
suo TomTom ha la signorina seccsssi che parla in dialetto bresciano…ho detto
tutto.Peccato che non si capisca per quale problema tecnico o congiunzione
astrale il percorso visualizzato a monitor non va in sincrono con la voce
registrata, causando non pochi inconvenienti tipo imboccare una
strada dove c’è inequivocabilmente un muretto oppure, come cronaca racconta, insistere a berciare che eravamo arrivati a destinazione (nella fattispecie la sede di
lavoro che avevo impostato) indicando come traguardo il centro di un campo di mais. Oppure
costringermi in pieno paese a fermare un attonito vecchietto per chiedergli la
via tal dei tali dove avevo un colloquio, perché il navigatore solitario mi
aveva fatto girare attorno alla rotonda tre volte.
"Numerooooo noveeeeeeee…La pattuglietta di Caramba-barra-Vigili-barra-Polizia."
"Numerooooo noveeeeeeee…La pattuglietta di Caramba-barra-Vigili-barra-Polizia."
Tu donna, che in sella alla tua fiestina di
terza mano, con la caccoletta nell’angolo dell’occhio, il capello alla Medusa nella tua tutona Adidas (che trasuda sensualità come Rosy Bindi) mentre ti rechi al lavoro ciò che ti aspetti di trovare sono panorami mozzafiato e strade
sgombre…NO.Ma proprio no. Ecco che l’amico poliziotto ti aspetta, ti invita con
la sua paletta (citazione degli Elii) ad accostare bordo strada. E non sia mai che trovi due gentili
servitori della legge alla Lorenzo Ciompi, per dire…eh. Macchè, ci sarà una
stupenda pattuglia con set completo di mitraglietta, giubbottone antitutto e
sguardo trucido nervoso. Inizio a sudare e a ripetere il mantra “allora la
patente celllò, il bollo boh, il libretto…andrà bene quello di Star Wars di
Figlio? Ma se vedono quante cartine ci sono del Kinder Bueno di Sophia mica mi arrestano per
spaccio?” Così sfodero la mia miglior performance di Mammainritardocosmico
riuscendo nel mio intento. Arrivare in ritardo al lavoro, appunto.
"Numerooooo oooottttooooooo: il trattore apripista ".
"Numerooooo oooottttooooooo: il trattore apripista ".
Ora, peggio per me che accetto certi incarichi, laggiù dove ci son più campi
coltivati che anime vive. Perché è sicuro che ogni tre per due avrò davanti il
trattore con rimorchio.Questo automezzo è dotato di due cose fondamentali:
ùmarell alla guida in modalità zen (tradotto 30 Km. all'ora) e un mezzo capace
di occupare una carreggiata e mezzo. Per cui se ne hai uno davanti, inizia a
pregare, perchè non hai speranza di sorpassarlo a meno che non vuoi provare
l’ebbrezza di un frontale live.E se poi hai dietro di te l’omuncolo impaziente
di macchinone dotato, è fatta: con la sinfonia di strombazzi e frastimi ci puoi
comporre la sedicesima di Ludovico Van. Oppure fai come me: accosti alla prima
piazzola e dormi.
(To be continued...)
sabato 22 agosto 2015
A proposito di compleanni...
Mi sono fatta un
regalo di compleanno e sono andata a tagliare i capelli. Un bel taglio netto e
corto, per provare a cambiare almeno un pò.
“Domani sono
quarantacinque” ho detto davanti allo specchio dalla parrucchiera.
Lei ha sorriso in
silenzio.Quarantacinque compleanni. Maròn.
"Ti senti cambiata?" mi chiede. Uhmm..non lo so.
A 45 sono sempre la
solita, non so stare zitta manco se mi annodano le corde vocali, cosa che alle
volte mi procura qualche problema con la diplomazia. Come quella volta ad otto
anni con la mia maestra che non voleva una bambina con la Sindrome di Down in
classe,quando gli ho dato pubblicamente della cretina. Ancora adesso trovo di aver fatto la cosa giusta, considerato che aveva
dato della bambina deficiente alla mia compagna di banco. Lei, L. mi ha
insegnato che la diversità esiste ma non è mai un ostacolo, così come tante
persone al mondo hanno gli occhi a mandorla.
E se a 45 anni non ho fatto mai carriera forse è anche per quello.
A 45 continuo a fare dieci cose contemporaneamente come quando ero
piccola, quando mi volevano mettere la maestra di sostegno perché questa smania
di fare tante cose assieme le preoccupava e pensavano avessi qualcosa che non
andava. Erano le maestre a non andare, ma lo capii solo molto tempo dopo. A 45
anni quell'episodio mi ha insegnato che bisogna sempre guardarsi dentro, e poi
guardare gli altri. Mai il contrario.
A diciannove anni ruppi con le mie migliori amiche di allora, anche
perché ho sempre creduto che l’allegria non debba mai venire da qualcosa di
artefatto. In tutti i sensi. Ho imparato molto presto a star lontana dalle euforie
chimiche degli anni 80/90, forse perché il paesaggio urbano intorno a me,
incastrata fra due quartieri popolari e popolosi, mi aveva mostrato l’altra
faccia dello sballo che somigliava drammaticamente ai primi film di
Romero. E a 45 la penso ancora allo stesso modo. Perchè la coerenza
comincia quando applichi ciò che predichi, sopratutto ora che Nipoti &
Figlio crescono e che hanno bisogno più di esempi che di parole.
A 45 anni ho
imparato che nella vita quando hai una grandissima certezza arriverà un uragano
emotivo che metterà tutto in discussione. Infatti a trentuno anni mi sono
sposata, ho fatto le valigie e sono andata a vivere con Marito a 1000 Km di distanza,
cambiando in un sol botto casa, amici, lavoro, città e clima. Ancora adesso è
stata la cosa più saggia che abbiamo mai fatto insieme. E a 45 mi sento
orgogliosa quando pronuncio la frase “la nostra famiglia”. Imperfetti, diversi,
ma uniti.
A trentatrè credevo
che far parte di una grande azienda mi facesse sentire una gran lavoratrice, un
tassello di qualcosa di grande, e contemporaneamente ho constatato che se
lavori con questa fissa presto o tardi realizzi che sei un minuscolo granello
nella grande spiaggia nel grafico degli utili. E sempre sarai qualcosa di
sacrificabile sull’altare dell’estremo profitto di una
multinazionale, poco importa il mazzo che ti sei fatta tu e tanti altri.
E impari anche duramente cosa vuol dire “delocalizzazione”.
A quaranta ho scelto
di reinventarmi cambiando di nuovo lavoro perché una madre lavoratrice, per
tante aziende operanti in Italia è come una vergine che batte il marciapiede.
Alla fine arrivata a 45 penso che reinventarsi senza svendersi, giorno
per giorno e per poter conciliare famiglia e gli affetti, compatibilmente con
“la grisi” sia la chiave di (s)volta.
Ho dovuto compiere
45 anni per prendere la saggia decisione di decimare dai miei affetti parte
della mia famiglia d’origine. Casata diversa la mia, riassumibile nel
concetto “cavatela da sola, fai quello che ti pare ma soprattutto non mettere
in imbarazzo il buon nome della famiglia”. Padre assente nella forma, ho avuto
la fortuna di un crocchio di nonni favolosi.
Perchè ci sono cose
perdonabili e altre no, e i vampiri emotivi sono ciò di cui non ho bisogno.
Dovevo farlo già da molto, ma come si dice, ogni cosa a suo tempo. Ho tenuto
gli affetti, quelli veri: il resto era solo zavorra da tanto tempo.
Ed eccomi qui, a 45 che ho tagliato i capelli corti. Sono cambiata?Senza
dubbio sì.
Perchè ho capito che
il mondo siamo noi e c’è un universo intero dentro ognuna, e se il mondo
sorride è perchè tu sorridi. Se sei sempre incazzata a prescindere con tutto e
tutti, e dai sempre le colpe a qualcun altro e qualcos’altro senza mai dire
"posso cominciare a partire da me" piangerai sempre sulle macerie di
quello che volevi costruire.
45 compiuti e mi
guardo: non vedo nulla di tutto ciò che ero vent’anni fa.
Ma ho 45 motivi per
essere felice, nel bene e nel male. E li vado a festeggiare: Nanni, pur se discutibile, su quello aveva ragione.
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ricordi
mercoledì 17 giugno 2015
Maturità 1990 (alias Non è un'idea di Stefano Accorsi)
Come ogni anno, stamattina sono corsa a vedere le tracce della maturità. E' una specie di rito che ho da decenni, mi incuriosisce da sempre: prima le leggevo immaginando come sviluppare il tema, da qualche anno a questa parte penso a come lo faranno le mie nipoti o mio figlio.
Sono cambiate tante cose dal mio esame di maturità.
Adesso puoi scegliere diverse forme di svolgimento, addirittura l'articolo di giornale.
C'è più attenzione su tanti temi, c'è più informazione.
Il mio esame di maturità fu il caos.
Qualche settimane prima dello scritto di italiano incontro per caso una conoscente, una di quelle che oggi meritano il titolo di "fighe di legno", la quale ridendo mi informa che si era coperta di bolle.
Così quattordici giorni dopo esatti ero a letto con la varicella.
Dopo aver accertato col medico che non ero più contagiosa, e aver informato compagni ed insegnanti della cosa (pare che l'unica deficiente che non l'aveva ancora fatta fossi io) affrontai lo scritto di italiano con la febbre a 39°.Scelsi il tema di attualità, saltando a piè pari il commento sul poeta rurale di Pascoli e ascesa e declino del neoguelfismo.
"La minaccia permanente di guerra nasce dalla mancanza di fiducia tra gli Stati e dal reciproco timore di subire un'aggressione, oltre che dal ricorrente insorgere di mire egemoniche. È perciò necessario, oggi più che mai, creare tra i popoli uno stato di fiducia e di sicurezza, che rimuova i sempre incombenti pericoli di guerra, assicurando in tal modo le condizioni essenziali al mantenimento di una pace stabile. Riflettete sulla questione proposta, precisando se, a vostro giudizio, può cogliersi nell'odierno scenario internazionale qualche segno in favore dell'auspicata pace universale."
Fissai il foglio per tipo 10 minuti e poi iniziai a scrivere di getto, senza rileggere.
Consegnai e scappai dall'aula, con la sensazione di non aver respirato o quasi.
Lasciai i miei compagni alle discussioni fuori dal portone, compresi quelli fighetti (anche se la mia era una scuola molto proletaria e variegata) che erano arrivati alla prova con una cartucciera zeppa di foglietti per copiare.Sì, esatto: per copiare il tema di italiano. Uno addirittura aveva i i ritagli dei quotidiani con gli articoli sugli ultimi avvenimenti ( il fatto che quest'ultimo anni dopo fosse diventato l'amministratore delegato di una'azienda fallita dopo pochi anni non mi ha stupito).
Arrivato il giorno degli orali mi viene incontro la mia professoressa di storia dell'arte che si congratula per il mio tema, risultato fra i più ben scritti, tanto che era piaciuto molto ad uno dei commissari interni che ne voleva discutere con me.
Panico: complice forse la febbre non ricordavo nemmeno una parola di quello che avevo scritto.
"I suoi riferimenti sono davvero interessanti: la citazione su Sandino e il conflitto in Nicaragua è particolare...".Non ho avuto il coraggio di confessare che senza un famoso disco dei Clash chissà quando avrei saputo di quel conflitto e di tutto ciò che ne seguì.
Mi passa il tema, leggo e annuisco fra i brividi: ma che cacchio ho scritto, continuavo a pensare.
Continuavo a pensare ad Ale, il mio amico che nel suo tema parlò di oscurantismo religioso come causa primaria delle guerre e si ritrovò in commissione un professore/prete che pareva uscito dalla gag de La Santa Inquisizione dei Monty Phyton. Solo che quello che seguì dopo non fece ridere nessuno e lui uscì mestamente dall'aula con un 40/60 e un pugno di mosche.
Se questo ha idee diverse dalla mie sono fregata. Perchè non ho fatto il classico compitino che non scontenta nessuno? No, la citazionista in erba aveva tirato fuori un arsenale di riferimenti storici per dimostrare che nessuna guerra può essere giusta. Il professore della commissione esterna me lo ricordo ancora: capelli alla Sor Pampurio e una copia de l'Unità sotto il banco. La principiante totale avevo osato un carpiato doppio ma le era andata bene: mi strinse la mano e dicendomi "Brava, se c'è una cosa che mi piace è chi non ha paura di dire quello che pensa". Ancora adesso lo considero fra i più bei complimenti che mi hanno mai fatto.
Tirai un sospiro di sollievo. Mi avevano dato 9.
Non importa se per colpa di una differenza di teorie artistiche mi giocai comunque il 60/60 bramato (Maledetto Picasso,odierò Guernica fino alla fine dei tempi).
Era il 1990, c'erano i Mondiali di calcio, ascoltavo i Run DMC, avevo i capelli mezzo rasati e tanti anni davanti per realizzare che la maturità è uno strano sogno (bello o brutto, poco importa) e che i veri esami della vita dovevano ancora arrivare.
Sono cambiate tante cose dal mio esame di maturità.
Adesso puoi scegliere diverse forme di svolgimento, addirittura l'articolo di giornale.
C'è più attenzione su tanti temi, c'è più informazione.
Il mio esame di maturità fu il caos.
Qualche settimane prima dello scritto di italiano incontro per caso una conoscente, una di quelle che oggi meritano il titolo di "fighe di legno", la quale ridendo mi informa che si era coperta di bolle.
Così quattordici giorni dopo esatti ero a letto con la varicella.
Dopo aver accertato col medico che non ero più contagiosa, e aver informato compagni ed insegnanti della cosa (pare che l'unica deficiente che non l'aveva ancora fatta fossi io) affrontai lo scritto di italiano con la febbre a 39°.Scelsi il tema di attualità, saltando a piè pari il commento sul poeta rurale di Pascoli e ascesa e declino del neoguelfismo.
"La minaccia permanente di guerra nasce dalla mancanza di fiducia tra gli Stati e dal reciproco timore di subire un'aggressione, oltre che dal ricorrente insorgere di mire egemoniche. È perciò necessario, oggi più che mai, creare tra i popoli uno stato di fiducia e di sicurezza, che rimuova i sempre incombenti pericoli di guerra, assicurando in tal modo le condizioni essenziali al mantenimento di una pace stabile. Riflettete sulla questione proposta, precisando se, a vostro giudizio, può cogliersi nell'odierno scenario internazionale qualche segno in favore dell'auspicata pace universale."
Fissai il foglio per tipo 10 minuti e poi iniziai a scrivere di getto, senza rileggere.
Consegnai e scappai dall'aula, con la sensazione di non aver respirato o quasi.
Lasciai i miei compagni alle discussioni fuori dal portone, compresi quelli fighetti (anche se la mia era una scuola molto proletaria e variegata) che erano arrivati alla prova con una cartucciera zeppa di foglietti per copiare.Sì, esatto: per copiare il tema di italiano. Uno addirittura aveva i i ritagli dei quotidiani con gli articoli sugli ultimi avvenimenti ( il fatto che quest'ultimo anni dopo fosse diventato l'amministratore delegato di una'azienda fallita dopo pochi anni non mi ha stupito).
Arrivato il giorno degli orali mi viene incontro la mia professoressa di storia dell'arte che si congratula per il mio tema, risultato fra i più ben scritti, tanto che era piaciuto molto ad uno dei commissari interni che ne voleva discutere con me.
Panico: complice forse la febbre non ricordavo nemmeno una parola di quello che avevo scritto.
"I suoi riferimenti sono davvero interessanti: la citazione su Sandino e il conflitto in Nicaragua è particolare...".Non ho avuto il coraggio di confessare che senza un famoso disco dei Clash chissà quando avrei saputo di quel conflitto e di tutto ciò che ne seguì.
Mi passa il tema, leggo e annuisco fra i brividi: ma che cacchio ho scritto, continuavo a pensare.
Continuavo a pensare ad Ale, il mio amico che nel suo tema parlò di oscurantismo religioso come causa primaria delle guerre e si ritrovò in commissione un professore/prete che pareva uscito dalla gag de La Santa Inquisizione dei Monty Phyton. Solo che quello che seguì dopo non fece ridere nessuno e lui uscì mestamente dall'aula con un 40/60 e un pugno di mosche.
Se questo ha idee diverse dalla mie sono fregata. Perchè non ho fatto il classico compitino che non scontenta nessuno? No, la citazionista in erba aveva tirato fuori un arsenale di riferimenti storici per dimostrare che nessuna guerra può essere giusta. Il professore della commissione esterna me lo ricordo ancora: capelli alla Sor Pampurio e una copia de l'Unità sotto il banco. La principiante totale avevo osato un carpiato doppio ma le era andata bene: mi strinse la mano e dicendomi "Brava, se c'è una cosa che mi piace è chi non ha paura di dire quello che pensa". Ancora adesso lo considero fra i più bei complimenti che mi hanno mai fatto.
Tirai un sospiro di sollievo. Mi avevano dato 9.
Non importa se per colpa di una differenza di teorie artistiche mi giocai comunque il 60/60 bramato (Maledetto Picasso,odierò Guernica fino alla fine dei tempi).
Era il 1990, c'erano i Mondiali di calcio, ascoltavo i Run DMC, avevo i capelli mezzo rasati e tanti anni davanti per realizzare che la maturità è uno strano sogno (bello o brutto, poco importa) e che i veri esami della vita dovevano ancora arrivare.
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Scuola e dintorni
sabato 13 giugno 2015
Balocchi e stereotipi.
Missione
di oggi: trovare le stelline fosforescenti (Figlio quando si confonde le chiama stelle effervescenti), quelle che si attaccano al soffitto e di notte sbriluccicano. Elemento indispensabile
per ricreare la volta stellata nella sua cameretta (AstroSamantha è atterrata ma colpisce ancora, questi sono i danni collaterali).
Quindi direzione Ipermercato
del Balocco (nome fittizio di catena in franchising che reca un antico
trastullo nel marchio…sì, lei!).
La caratteristica principale di questo posto è
la capacità mimetica dei commessi, abilità strategica di marketing che ti costringe a girare per ore nel punto vendita e che gioca sul "cercavo una cosa, ma sono uscita con venti giocattoli perchè c'era un'offerta".
Per cercare 'sti cosi luminescenti sono quindi costretta a fare un giro fra i vari reparti fra cui quello femminile, e dato che il mio da 8 anni è ormai un mondo fatto di macchinine, moto, lego e per par condicio puzzle immaginate la mia stranezza: nell'era pre-Sophia questo reparto veniva aggirato come farebbe un Ciao truccato vedendo la Municipale.
Per cercare 'sti cosi luminescenti sono quindi costretta a fare un giro fra i vari reparti fra cui quello femminile, e dato che il mio da 8 anni è ormai un mondo fatto di macchinine, moto, lego e per par condicio puzzle immaginate la mia stranezza: nell'era pre-Sophia questo reparto veniva aggirato come farebbe un Ciao truccato vedendo la Municipale.
La prima cosa che penso è che un negozio così da piccola potevo solo
sognarlo.Ma forse era meglio quando era solo una fantasia infantile: ora è la saga del troppo
di tutto.Non pensate che sia di quelle “si stava meglio quando si stava
peggio”, eh. Solo che di certe cose francamente mi sfugge
l’utilità: ho visto delle robe che non comprerei manco sotto
tortura. Per esempio: nel reparto bimbe trovo ben sei modelli di mini aspirapolvere, compreso il Folletto originale, che
naturalmente costa quasi come quello vero. Sgurb. Il ferro da stiro è disponibile
in quattro modelli, fra cui quelli griffati da due note marche di elettrodomestici, e horror in fundo c'è pure quello con Hello Kitty, che diciamocelo ha un
po’ rotto (di sta felina ho avuto l’orrore di vedere pure la carta igienica e
gli assorbenti, agghiaccianti). Accanto fa la sua bella figura un set completo di secchio e
mocio, con una bella bimba sorridente sulla scatola che abbraccia entusiasta lo
spazzolone. Tutto rosa e solo rosa. Perchè è risaputo che una vera donna pulisce, lava, stira. Sta zitta, si veste di rosa appunto e cerca di corrispondere al più vecchio degli stereotipi.Manco negli anni 50.
La parità dov'è finita?Ma scusate, chi
compra questa roba? No, perché se sono così scema da far di mia figlia ancora
infante la copia di Cenerentola versione pre-principe non faccio prima a dargli
quello vero? Che senso ha?
Con nostalgia ricordo quando si rubavano i trucchi
alla mamma per sentirci già donnine…Ora non più, ci sono ben sei scaffali
dedicati al trucco e parrucco versione baby, compresi quelli a marchio “Very
Bella” (evviva l’inglese corretto).Per completare lo sfrangiamento ovaie ecco Le Principesse: ciò che attira la mia attenzione è un
ùrendo parruccone sintetico per essere “anche tu come Rapunzel”. Io trucida
come sono mi son immaginata una bimba come tante ne conosco: more e
piccolette, che con la parruccona biondo ossigenato mi paiono tanto drag queen già da piccine. I cosmetici poi sono allucinanti: piccoli
set di unghie finte con il festival del glitter annesso, rossetti dei colori
più agghiaccianti che manco Kiko ha un assortimento così variegato. Ma vogliamo parlare del set di spazzole con mini phon funzionante che potrebbe essere l’invidia di ogni parrucchiera? Vabbè, ma saranno per le più grandicelle,
mi son detta.Guardo bene la scatola: 6 anni.Prego??Io a sei anni tornavo a casa con le ginocchia sbucciate e dei miei capelli ho un vago ricordo, ma sono sicura di non aver avuto fissazioni tricologiche.
Dopo 'sta botta allora rifugiamoci nel classico
rassicurante: la Barbie. Che a dirla tutta mi è sempre stata sulle balle, ma questa è
un’altra storia. Barbie classica o comunque con le varianti storiche non esiste
più: ora c’è Barbie manager (col cellulare e il faldone di bilanci in rosso),
Barbie escort (col cellulare intercettato e le labbra finte), Barbie velina
(Ken calciatore è venduto a parte).
Il valore sociale del gioco dov'è? Non pervenuto.
Ho deciso , metterò in commercio una linea di
bambole ed accessori, la chiamerò “Le plebee stilose”, che fan di tutto e di
più, pure meglio.
Ci sarà Sara detta Cenerella (per via dei suoi capelli grigi che non
vuol tingere), la casalinga che si inventa un impiego a casa e fa catering per
feste, col suo set di accessori e di pentoline mignon; Bianca, l’operaia
licenziata per delocalizzazione che ha aperto un micronido a prezzi umani per le mamme che ancora un
lavoro striminzito ce l’hanno (il set di nanetti in vendita separatamente);
Bella Dormiente, la studentessa lavoratrice, impiegata in una fabbrica di
materassi (Ditta Sulpisello, dal 1874) ma che sogna di fare la cooperatrice
internazionale.Io non sono contro i giocattoli, ma quelli accessoriati con stereotipi per questione di marketing mi fanno imbufalire.
Si dice che i bimbi imitino i grandi, e allora diamogli degli
esempi degni: perchè se alle donne di domani non regaliamo sogni e speranze
vere, siam fritte.
P.s. : per la cronaca il set di stelline adesive
lo abbiamo trovato nel reparto principesse. Perchè è risaputo che le stelline sono femmine.Mah....
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