sabato 13 giugno 2015

Balocchi e stereotipi.

Missione di oggi: trovare le stelline fosforescenti (Figlio quando si confonde le chiama stelle effervescenti), quelle che si attaccano al soffitto e di notte sbriluccicano. Elemento indispensabile per ricreare la volta stellata nella sua cameretta (AstroSamantha è atterrata ma colpisce ancora, questi sono i danni collaterali).
Quindi direzione Ipermercato del Balocco (nome fittizio di catena in franchising che reca un antico trastullo nel marchio…sì, lei!).
La caratteristica principale di questo posto è la capacità mimetica dei commessi, abilità strategica di marketing che ti costringe a girare per ore nel punto vendita e che gioca sul "cercavo una cosa, ma sono uscita con venti giocattoli perchè c'era un'offerta". 
Per cercare 'sti cosi luminescenti sono quindi costretta a fare un giro fra i vari reparti fra cui quello femminile, e dato che il mio da 8 anni è ormai un mondo fatto di macchinine, moto, lego e per par condicio puzzle immaginate la mia stranezza: nell'era pre-Sophia questo reparto veniva aggirato come farebbe un Ciao truccato vedendo  la Municipale.
La prima cosa che penso è che un negozio così da piccola potevo solo sognarlo.Ma forse era meglio quando era solo una fantasia infantile: ora è la saga del troppo di tutto.Non pensate che sia di quelle “si stava meglio quando si stava peggio”, eh. Solo che di certe cose francamente mi sfugge l’utilità: ho visto delle robe che non comprerei manco sotto tortura.  Per esempio: nel reparto bimbe trovo ben sei modelli di mini aspirapolvere, compreso il Folletto originale, che naturalmente costa quasi come quello vero. Sgurb. Il ferro da stiro è disponibile in quattro modelli, fra cui quelli griffati da due note marche di elettrodomestici, e horror  in fundo c'è pure quello con Hello Kitty, che diciamocelo ha un po’ rotto (di sta felina ho avuto l’orrore di vedere pure la carta igienica e gli assorbenti, agghiaccianti). Accanto fa la sua bella figura un set completo di secchio e mocio, con una bella bimba sorridente sulla scatola che abbraccia entusiasta lo spazzolone. Tutto rosa e solo rosa. Perchè è risaputo che una vera donna pulisce, lava, stira. Sta zitta, si veste di rosa appunto e cerca di corrispondere al più vecchio degli stereotipi.Manco negli anni 50.
La parità dov'è finita?Ma scusate, chi compra questa roba? No, perché se sono così scema da far di mia figlia ancora infante la copia di Cenerentola versione pre-principe non faccio prima a dargli quello vero? Che senso ha? 
Con nostalgia ricordo quando si rubavano i trucchi alla mamma per sentirci già donnine…Ora non più, ci sono ben sei scaffali dedicati al trucco e parrucco versione baby, compresi quelli a marchio “Very Bella” (evviva l’inglese corretto).Per completare lo sfrangiamento ovaie ecco Le Principesse: ciò che attira la mia attenzione è un ùrendo parruccone sintetico per essere “anche tu come Rapunzel”. Io trucida come sono mi son immaginata una bimba come tante ne conosco: more e piccolette, che con la parruccona biondo ossigenato mi paiono tanto drag queen già da piccine. I cosmetici poi sono allucinanti: piccoli set di unghie finte con il festival del glitter annesso, rossetti dei colori più agghiaccianti che manco Kiko ha un assortimento così variegato. Ma vogliamo parlare del set di spazzole con mini phon funzionante che potrebbe essere l’invidia di ogni parrucchiera? Vabbè, ma saranno per le più grandicelle, mi son detta.Guardo bene la scatola: 6 anni.Prego??Io a sei anni tornavo a casa con le ginocchia sbucciate e dei miei capelli ho un vago ricordo, ma sono sicura di non aver avuto fissazioni tricologiche.
Dopo 'sta botta allora rifugiamoci nel classico rassicurante: la Barbie. Che a dirla tutta mi è sempre stata sulle balle, ma questa è un’altra storia. Barbie classica o comunque con le varianti storiche non esiste più: ora c’è Barbie manager (col cellulare e il faldone di bilanci in rosso), Barbie escort (col cellulare intercettato e le labbra finte), Barbie velina (Ken calciatore è venduto a parte). 
Il valore sociale del gioco dov'è? Non pervenuto.
Ho deciso , metterò in commercio una linea di bambole ed accessori, la chiamerò “Le plebee stilose”, che fan di tutto e di più, pure meglio. 
Ci sarà Sara detta Cenerella (per via dei suoi capelli grigi che non vuol tingere), la casalinga che si inventa un impiego a casa e fa catering per feste, col suo set di accessori e di pentoline mignon; Bianca, l’operaia licenziata per delocalizzazione che ha aperto un micronido a prezzi umani per le mamme che ancora un lavoro striminzito ce l’hanno (il set di nanetti in vendita separatamente); Bella Dormiente, la studentessa lavoratrice, impiegata in una fabbrica di materassi (Ditta Sulpisello, dal 1874) ma che sogna di fare la cooperatrice internazionale.Io non sono contro i giocattoli, ma quelli accessoriati con stereotipi per questione di marketing mi fanno imbufalire.
Si dice che i bimbi imitino i grandi, e allora diamogli degli esempi degni: perchè se alle donne di domani non regaliamo sogni e speranze vere, siam fritte.
P.s. : per la cronaca il set di stelline adesive lo abbiamo trovato nel reparto principesse. Perchè è risaputo che le stelline sono femmine.Mah....


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